Intervista a "Danko" lead sculptor di Infinite Statue

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Per chi come noi, produce statue, è ovvio capire quanto lo scultore sia una delle figure più importanti della catena lavorativa. Negli ultimi anni le nostre produzioni hanno cambiato rotta e l'esigenza di una cura del dettaglio più evoluta si è fatta sempre più importante.

Ma scolpire è un'arte complessa e fatta di molti aspetti che spesso vanno al di là della mera tecnica: è una questione di feeling, di sensibilità, di modo di porsi di fronte al soggetto. Poi c'è da considerare il fatto che lo scultore non è indipendente in ciò che fa, ma legato a vincoli spesso stilistici o di approvazione che, se non calibrati a dovere, possono "esplodere" in modo devastante a discapito della statua. Le valutazioni che si fanno in fase di progettazione di una statua sono molteplici e molto distanti tra loro: dalla colorazione che poi avrà, all'impatto con l'imagine diffusa che il pubblico ha di quel determinato personaggio o, come qualche volta accade, al sottostare dei gusti o richieste di chi rilascia la licenza. Chi vede una nostra statua (come una di qualsiasi altro produttore) non può sapere cosa c'è dietro, tutto il lavoro di pre-produzione che richiede, le scelte che vanno fatte: o gli piace oppure no, ed è giusto, è quello che alla fine conta. Per questa ragione, ho pensato di iniziare a "scavare" dietro le quinte per regalare, a chi ne avrà voglia, un pò di curiosità che si nascondono dietro le nostre statue.

Allora iniziamo dal soggetto principe della filiera lavorativa, colui che scolpisce i desideri, le paure, le indecisioni, le testardaggini e qualche volta pure gli errori di chi prima di lui "pensa" la statua che verrà: lo scultore. In questo caso il nostro attuale "Lead Sculptor", ovvero: Daniele "Danko" Angelozzi

Ciao Daniele, prima di tutto spiegaci il tuo nickname "Danko"... (tanti ce lo chiedono, e chi meglio di te per rispondere?):

Ah!  ah! il soprannome mi è stato originariamente appioppato da mio fratello oramai vent'anni fa:  all'epoca ero parecchio incastrato con la palestra e vista l'assonanza del mio nome con Danko (il capitano della milizia sovietica interpretato da Schwarzenegger nel film Red Heat) è stato un ovvio insta-nickname...poi va beh, a dirla tutta un pò ha contribuito il fatto che, come il personaggio del film, ho un carattere notoriamente poco incline a lunghe discussioni di tipo filosofico speculativo :). conosci Miranda? [cit.]

Ci racconti come è nata la tua collaborazione con Infinite Statue?

Tutto è iniziato grazie a un primo contatto avvenuto telefonicamente con l'AD Fabio Berruti, che mi chiamò per discutere di una possibile collaborazione in quanto erano interessati a testare la resa della scultura digitale per la produzione delle loro statue. il primo progetto su cui ho lavorato è stato Lupin III, che sembra aver convinto la ditta sia delle potenzialità della tecnologia che dello scultore :)

Da quando è arrivata la linea "Old & Rare", di cui tu sei lo scultore unico, il tuo lavoro ha assunto un ruolo decisivo per il loro successo; la cura sui particolari e soprattutto la somiglianza dei personaggi è l'aspetto che più colpisce. Ci puoi raccontare com'è il tuo approccio al personaggio? e quali sono i fattore che maggiormente determinano il cammino verso la loro realizzazione?

Comincio con una premessa che potrà sembrare incredibile. Scolpire ritratti è una delle poche cose che riesce a mettermi addosso un sentimento a metà tra un attacco di panico e il terrore puro, anche se mi consola sapere che è condivisa dal 99.999% delle persone che fanno questo mestiere. per tutta una serie di fattori, la ritrattistica è una delle cose più ardue da realizzare, diventa ancora più difficile se fatta su delle foto anziché su un modello dal vivo, e diventa ulteriormente più difficile al diminuire della qualità delle foto stesse. pertanto l'approccio con cui si affrontano modelli del genere diventa determinante per la buona riuscita del lavoro. all'inizio c'è sempre un gran lavoro di preparazione, con reperimento e studio delle reference fotografiche. poi generalmente effettuo una cernita del materiale, scartando tutte quelle immagini che per diversi motivi (espressioni estreme, distorsione prospettica, condizioni di luce strane) potrebbero trarre in inganno o anzi risultare determinanti per la buona riuscita del lavoro. per lo studio del volto faccio anche misurazioni e schemi di rapporti e proporzioni disegnando sopra le foto stesse. tutta questa preparazione mi aiuta anche a osservare attentamente e fissare la fisionomia, cominciando a individuare quelli che sono i tratti distintivi di un volto. Oltre a questo, ovviamente è necessario lo studio approfondito del corpo, con le proporzioni,  i vestiti e gli accessori. da un punto di vista pratico poi il flusso di lavoro è abbastanza standard, si tratta di osservare accuratamente e cercare di riprodurre il più fedelmente possibile il soggetto.

Cosa vuol dire lavorare su delle "icone" come Chaplin, Laurel & Hardy o Groucho Marx (soggetti per nulla "facili")?

Per quanto detto sopra, vuol dire principalmente trovarsi a lavorare con del materiale generalmente a bassa risoluzione :). Gli attori odierni hanno migliaia di foto a alta risoluzione reperibili tramite una semplice ricerca su Google, per le icone del passato il materiale è molto più limitato e raramente si ha la fortuna di trovare foto con grande dettaglio.

A questo va ad aggiungersi un altro paio di fattori: gli attori del cinema muto facevano uso di un pesante trucco di scena, e spesso i loro personaggi avevano elementi posticci come i baffi e le sopracciglia disegnate di Groucho Marx. inoltre le luci dei film tendevano a "smarmellare" tutto, così che i volti generalmente risultavano molto lisci e simili a maschere di porcellana. queste due cose da una parte tendono a rendere più semplice il lavoro (Chaplin senza trucco di scena è irriconoscibile, poiché gran parte della sua somiglianza è data dal caratteristico baffo), dall'altra se si mira però a raggiungere una fedeltà estrema bisogna perdere parecchio tempo sul viso, scolpendo prima utilizzando le poche foto senza trucco (se ci sono) e poi raffinando una volta aggiunto il makeup

Anche se oggi è ormai uno standard affermato ed utilizzato da tutti, ci spieghi com'è essere uno "scultore digitale"? Molto spesso, per i profani, la scultura digitale è sinonimo di "lo fa il computer...", ci aiuti a capire quanto invece non è così?

Di base la scultura digitale ha totalmente in comune con quella tradizionale il fatto che se non ci metti la tua capacità, non riesci a tirare fuori nulla di decente. dubitate sempre di chi vi dice il contrario, perché o sta cercando di convincervi che è in grado di eseguire un lavoro che non sa fare o sta cercando di vendervi un corso. e di fatto, mi duole ammetterlo ma spesso e volentieri questa idea diffusa del "lo fa il computer" è instillata a monte da molti presunti addetti ai lavori per accalappiare una clientela ingenua e ignorante in materia. scultura digitale o tradizionale, se non ci metti l'anima sopra non raggiungi risultati. d'altro canto tuttavia è ovvio che il progresso tecnologico tende a rendere le cose operativamente più semplici. questo accade sin dalla notte dei tempi, e quindi è innegabile che oggigiorno, poter scolpire un oggetto al computer da un punto di vista esecutivo semplifica le cose e minimizza lo sforzo fisico. non hai necessità di acquistare e stoccare il materiale, non sporchi, è più facile fare correzioni, si ha la possibilità di lavorare su singole parti indipendentemente, un lavoro può essere accantonato per tempi anche lunghi senza timore che si secchi o si deteriori, si possono salvare versioni progressive del lavoro e quindi tutto diviene più rapido.

Quanta importanza ha per te il personaggio che devi scolpire? Sei influenzato dalla sua notorietà o dal fatto che ognuno di noi ha in testa "il suo" personaggio e visione dello stesso?

Personalmente ogni lavoro che faccio cerco di affrontarlo con lo stesso approccio mentale, ma sicuramente lavorare su personaggi iconici aggiunge delle difficoltà oggettive, in quanto un character famoso e iconografico è molto più familiare, e le persone capiscono al volo se funziona oppure no. e si, mi capita di essere influenzato dal fatto che ognuno ha in testa la sua visione, soprattutto quando quel qualcuno è l'art director, che ad esempio per Laurel and Hardy mi ha fatto diventare mezzo matto :)

Per esperienza diretta con te, ho potuto constatare che spesso sei molto severo con il tuo lavoro, durante il tragitto qualche volte sei preso dallo sconforto e ricominci da capo... quand'è che capisci di essere "arrivato"?

Sapisco di essere arrivato quando riesco a andare a letto e prendere sonno senza pensare al lavoro :). sono convinto che tutte le persone che fanno lavori in cui bisogna creare e ricreare qualcosa, se lo approcciano in maniera seria e professionale, tendono a divenire un pò ossessivi e ipercritici verso le cose che fanno. questo è il famoso rovescio della medaglia di una attività che ti pone sempre di fronte a task nuovi e mai ripetitivi, e una regola non scritta ma da tenere sempre a mente è che devi sempre essere pronto a "uccidere i tuoi mostri": in un campo come la scultura, non importa quanta esperienza tu abbia, può sempre capitare di incasinare tutto o di non beccare la strada giusta al primo colpo, perché magari quel giorno eri stanco, avevi pensieri per la testa, semplicemente hai approcciato il lavoro con un mindset sbagliato. in quei casi, è molto più utile e meno frustrante gettare tutto e ricominciare da capo che provare a correggere una base che non funziona.

Che rapporto hai con il tuo lavoro? Cosa consiglieresti a chi vuole iniziare questo percorso?

Rispondo prima alla seconda domanda. essendo anche un istruttore certificato (l'unico attualmente in Italia) per Zbrush ho insegnato e insegno le basi del programma e della scultura digitale a molti ragazzi. a chi vuole iniziare questo percorso io do sempre lo stesso consiglio, ovvero di farlo solo se guidati da una vera passione. questo (ma non solo questo) è un lavoro che richiede un approfondimento continuo: l'anatomia dopo un pò cominci a studiarla anche quando vai in palestra osservando le altre persone che si allenano, stando attenti a non fissarsi troppo sui glutei delle signore però (o per lo meno, cercando di non farsi beccare :) ). inoltre per quanto detto in una delle risposte precedenti, sovente ci si trova a dover gestire stati di frustrazione perché una cosa non viene come uno si aspetta. un carico mentale e emotivo del genere, considerato pure che molte ore lavorative si passano da soli, non può essere sopportato se non davvero spinti da un grande interesse. inoltre, fare le cose con metodo e pazienza, senza la pretesa di voler imparare tutto e subito o bruciare le tappe.

Oggi vanno di moda statue molto complesse, estremamente complicate e piene di particolari al limite dell'eccesso, come anche le misure che si fanno sempre maggiori... che ne pensi?

Un mio amico sostiene che più ti piacicono grosse, più necessiti di compensare per le dimensioni di qualcos'altro :D :D :D. Io personalmente amo le statuone taglia Sideshow (1/4-1/5), forse più grandi cominciano a divenire un pelino eccessive. ad esempio una statua di 90 cm come tante che cominciano a vedersi in giro ora non saprei nemmeno dove mettermela. per quanto riguarda la quantità di dettagli, io sono un amante del dettaglio quando serve, nel senso che se il design originale li prevede mi piacicono, quando diventano un po' manieristici mi infastidiscono. ricordiamo sempre che una statua, così come un disegno, deve essere una composizione con un bell'impatto visivo, bella da leggere all'occhio, con un bilanciamento nelle siluette, i volumi e le forme. anche il dettaglio deve essere sempre messo con intelligenza e ponderazione.

C'è la scultura che vorresti ti venisse commissionata? Quella "della vita"?

Che domanda difficile, ora come ora non riesco a scegliere tra i millemila soggetti che adoro...ti posso dire quale è il soggetto che però mi auguro non dover scolpire più: Chaplin, giusto perché dopo averne fatti due davvero comincio anche a sognarmelo la notte :D

Come in tutte le arti applicate si ci trova sempre a dover affrontare lodi e critiche, nel mondo del collezionismo di statue poi è prassi comune trovare ammiratori e detrattori: c'è chi vede in quella statua il personaggio che ama e chi invece non lo riconosce... Quale pensi sia il ruolo della scultura in entrambi i casi? Ne sei influenzato o no?

Beh, qualcuno credo che disse una volta che se piaci a tutti, probabilmente dovresti preoccuparti perché in realtà non piaci veramente a nessuno. poiché una scultura è sempre influenzata dall'interpretazione e la mano dell'esecutore ci sta che  a qualcuno non piaccia, ed è costruttivo ascoltare le critiche che vengono mosse. Trovo sicuramente irritante l'hate da fandome, spesso molta gente da per scontato che una cosa faccia cagare perché è o non è stata fatta da qualcuno, ma in casi del genere la mia consolazione è sempre che, lavorando a statue su licenza, i prodotti passano sempre per l'approvazione del licenziatario, che si presume sia una persona che ha una certa autorevolezza per dire se il personaggio è fedele o meno. tanto per citare un esempio su tutti, i Lupin e Fujiko fatti per la infinite statue sono passati al vaglio del giudizio del detentore della licenza, ovvero lo studio di animazione che lo disegna. e i giapponesi sono molto meticolosi nelle revisioni, disegnandoti praticamente sopra alle immagini che mandi come vogliono che siano corrette.

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